Lo stesso impianto che d’inverno scalda può d’estate raffrescare, facendo circolare acqua fredda invece che calda. Il pavimento assorbe calore dall’ambiente, e la sensazione è di freschezza diffusa senza correnti d’aria né rumore.
Sembra la soluzione perfetta. Ha però due limiti precisi che spiegano perché chi ce l’ha si divide in entusiasti e delusi: non raffredda quanto un condizionatore, e senza deumidificazione crea condensa.
Vale la pena conoscerli prima, soprattutto se stai valutando una casa che lo ha.
Come funziona
Nelle stesse serpentine che d’inverno portano acqua a 30-40 °C, d’estate circola acqua refrigerata — di norma tra i 15 e i 18 °C — prodotta da una pompa di calore reversibile o da un gruppo frigorifero.
Il pavimento, più freddo dell’aria, assorbe calore per irraggiamento. Non soffia aria fredda: sottrae calore.
Il presupposto è avere un generatore adatto: una caldaia non può raffrescare. Serve una pompa di calore, il che rende questa funzione un vantaggio aggiuntivo di una scelta impiantistica già efficiente — il confronto tra le soluzioni è in tipi di impianti di riscaldamento.
I vantaggi
Nessuna corrente d’aria. È la differenza più percepita rispetto allo split: niente getto freddo, niente sensazione di aria che colpisce.
Silenzio. Non c’è ventola in ambiente.
Nessun ingombro. Niente unità a parete.
Meno polvere e allergeni in circolo, perché non si movimenta aria.
Consumi contenuti. Lavorando con acqua a temperature non estreme, la pompa di calore mantiene un buon rendimento.
Uniformità. Il fresco è distribuito su tutta la superficie, senza il punto gelido vicino allo split e il caldo in fondo alla stanza.
I limiti, che sono il motivo per cui non piace a tutti
Non è un condizionatore
Questo è il punto che genera più delusione, e va detto chiaramente: il raffrescamento a pavimento abbassa la temperatura di circa 3-4 gradi rispetto all’esterno, cinque in condizioni favorevoli.
Con 38 gradi fuori — che a Ravenna nelle ondate di calore capitano — significa arrivare intorno ai 33-34. È un miglioramento reale, ma chi si aspetta i 24 gradi dello split resta deluso.
La ragione è fisica: il pavimento non può scendere troppo, altrimenti si arriva alla condensa. E questo pone un tetto alla potenza frigorifera erogabile.
Chi vuole entrambe le cose installa il pavimento come base e uno o due split nelle stanze critiche per i picchi. È la soluzione più diffusa nelle case nuove.
La condensa è un rischio concreto
Il problema principale, e quello che rovina gli impianti fatti male.
Se la temperatura superficiale del pavimento scende sotto il punto di rugiada dell’aria, l’umidità condensa: il pavimento si bagna. Non è un inconveniente estetico — può danneggiare il massetto, sollevare il parquet, favorire muffe.
La soluzione è la deumidificazione, e non è un accessorio: è parte dell’impianto. Serve un deumidificatore, meglio se integrato, e una centralina che regoli la temperatura dell’acqua in funzione dell’umidità rilevata, alzandola quando ci si avvicina al punto di rugiada.
Molti installatori seri non realizzano impianti di raffrescamento a pavimento senza deumidificazione. Se stai valutando una casa che ce l’ha, è la prima domanda da fare: c’è il deumidificatore, e c’è una centralina con controllo del punto di rugiada?
La soluzione è abbinare un impianto di ventilazione meccanica controllata – VMC.
Una conseguenza pratica poco intuitiva: con l’impianto acceso non si aprono le finestre. L’aria umida esterna che entra fa salire il punto di rugiada e innesca la condensa.
L’inerzia vale anche d’estate
Come per il riscaldamento, il massetto risponde lentamente. Non si può “dare una rinfrescata” prima di cena: l’impianto va tenuto in funzione con continuità.
È lo stesso motivo per cui, nelle case usate a intermittenza, non funziona bene — un tema che approfondiamo in riscaldamento a pavimento e che vale identico d’estate.
Non deumidifica da solo
Uno split, raffreddando l’aria, la deumidifica come effetto collaterale. Il pavimento no: toglie calore ma lascia l’umidità dov’è. Ed è proprio l’umidità a rendere sgradevole una giornata afosa, più della temperatura.
Senza deumidificazione dedicata si può quindi avere un ambiente più fresco ma altrettanto pesante.
Cosa verificare se compri una casa che ce l’ha
Cinque domande che cambiano la valutazione:
C’è il deumidificatore? Se la risposta è no, il sistema è a rischio condensa o va usato con mandate alte, quindi con resa ridotta.
Che centralina c’è? Il controllo del punto di rugiada è ciò che rende l’impianto sicuro.
Che generatore alimenta l’impianto? Deve essere una pompa di calore reversibile o un gruppo frigo.
Che pavimento c’è? Gres, ceramica e pietra funzionano bene. Il parquet richiede essenze stabili e spessori ridotti. Moquette e tappeti grandi riducono molto la resa.
Ci sono split di integrazione? Nelle giornate estreme servono, e la loro presenza dice che l’impianto è stato progettato con realismo.
Conviene?
Sì, se: la casa è ben isolata, abitata con continuità, ha già una pompa di calore e un impianto radiante per il riscaldamento. In quel caso il raffrescamento è una funzione aggiuntiva a costo marginale contenuto.
No, o non da solo, se: la casa è poco isolata, viene usata a intermittenza — vale per molte seconde case dei lidi — o se ci si aspetta la prestazione di un condizionatore.
E vale il principio generale: prima l’involucro, poi l’impianto. Su una casa che si surriscalda perché non ha schermature né isolamento, nessun sistema di raffrescamento lavora bene. Le misure che riducono il calore in ingresso — schermature, ventilazione notturna, isolamento della copertura — sono descritte da ENEA nel suo vademecum sulla climatizzazione estiva e valgono prima di qualsiasi macchina.
Sul peso crescente del comfort estivo nelle scelte immobiliari abbiamo scritto in come il caldo sta cambiando il modo in cui compriamo e vendiamo casa.
Domande frequenti
No. Abbassa la temperatura di circa 3-4 gradi rispetto all’esterno, con un massimo di cinque in condizioni favorevoli. Chi vuole temperature più basse abbina degli split nelle stanze critiche.
Sì, salvo mantenere temperature di mandata alte e rinunciare a gran parte della resa. Senza deumidificazione il rischio di condensa sul pavimento è concreto.
Meglio di no: l’aria umida esterna fa salire il punto di rugiada e favorisce la condensa.
Gres, ceramica e pietra sono ideali. Il parquet va scelto compatibile e di spessore ridotto. Moquette e tappeti grandi riducono sensibilmente la resa.
Meno di un impianto ad aria a parità di superficie, perché lavora a temperature meno estreme. L’entità dipende soprattutto dall’isolamento dell’edificio. Ma è meno modulabile in base alle effettive esigenze.
Dipende dal generatore: serve una pompa di calore reversibile o un gruppo frigo, e va aggiunta la deumidificazione. Non è un semplice cambio di impostazione.
Il raffrescamento a pavimento è un ottimo comfort di base in una casa ben isolata e abitata stabilmente. È una delusione per chi lo compra pensando di risparmiarsi il condizionatore.
Quando accompagniamo qualcuno a vedere una casa con impianto radiante, sono le domande che facciamo: com’è alimentato, c’è la deumidificazione, ci sono integrazioni. Se stai cercando casa a Ravenna, sono verifiche che pesano sul comfort reale più di molte altre.
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Questo articolo fa parte dell’approfondimento su come impianti ed efficienza incidono sul valore di casa.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e divulgativo e non costituiscono consulenza tecnica. Per la progettazione o la verifica di un impianto rivolgiti a un termotecnico abilitato.
