Per entrare in un appartamento in affitto servono due tipi di soldi, e vengono spesso confusi: il canone mensile e le spese iniziali. Il canone è quello che paghi ogni mese e dipende da città, zona e metratura. Le spese iniziali sono quelle che affronti una sola volta, alla firma, e in genere sommate valgono tra le quattro e le cinque mensilità – comprese quelle che ti verranno restituite alla fine.
È la seconda voce a sorprendere quasi tutti. Chi entra in agenzia ha di solito un’idea abbastanza precisa di quanto può spendere al mese, e quasi nessuna di quanto deve avere disponibile il giorno in cui firma.
Qui sotto trovi entrambe le cose: prima un riferimento sui canoni, poi il dettaglio voce per voce di quello che serve per entrare.
Quanto si paga di canone
Questa parte dipende interamente da dove cerchi. Un bilocale in una città media del nord costa quanto un monolocale in centro a Milano, e all’interno della stessa città il divario tra il centro e la periferia può superare il 40%.
Se stai cercando a Ravenna, i riferimenti aggiornati per zona e tipologia li trovi nell’articolo su quanto costano gli affitti a Ravenna e nella guida su come calcolare il canone e nell’Osservatorio affitti 2026, dove incrociamo i dati OMI, i prezzi richiesti sui portali e i contratti che gestiamo direttamente.
Un elemento che incide parecchio e che in pochi considerano prima di firmare: il tipo di contratto. Un canone concordato è mediamente più basso di un canone libero, ma è vincolato ai parametri stabiliti dagli accordi territoriali del Comune. A Ravenna gli accordi sono stati rinnovati di recente, e ne parliamo nella guida sul contratto di locazione concordato.
Detto questo, passiamo alla parte che interessa davvero chi sta per firmare.
Le spese iniziali, voce per voce
Prendendo come unità di misura una mensilità di canone, ecco cosa serve avere disponibile.
Deposito cauzionale: quanto può chiedere il proprietario
Qui c’è un punto che genera parecchia confusione, anche tra gli addetti ai lavori, e vale la pena spiegarlo bene perché la risposta dipende dal tipo di contratto.
L’articolo 11 della legge 392/1978 prevede che il deposito cauzionale non superi le tre mensilità del canone. Quella norma è tuttora vigente, ma con la legge 431/1998 è stato abrogato — limitatamente alle locazioni abitative — l’articolo 79, cioè la disposizione che ne sanciva l’inderogabilità. Il risultato pratico è questo:
Nel canone libero le parti possono concordare un deposito diverso da quello previsto dall’articolo 11. Nella prassi si arriva anche a sei mensilità, tipicamente quando l’immobile è arredato con cura, quando l’inquilino non ha un reddito facilmente dimostrabile o quando ci sono più conduttori. Non è una richiesta illegittima: è una condizione contrattuale, e come tale si può discutere prima di firmare.
Nel canone concordato il margine non c’è. Questi contratti seguono la modulistica ministeriale obbligatoria e i parametri fissati dagli accordi territoriali del Comune, che stabiliscono il tetto del deposito — a Ravenna e nella generalità dei casi, tre mensilità. Se ti viene chiesto di più su un concordato, quella richiesta esce dai binari dell’accordo.
Nella pratica, sui contratti liberi il deposito più comune resta di due o tre mensilità; tre è quasi la regola per gli immobili arredati.
Gli interessi sul deposito
L’articolo 11 prevede che la somma produca interessi legali da corrispondere all’inquilino alla fine di ogni anno. Anche qui, dopo l’abrogazione dell’articolo 79 la dottrina prevalente ritiene la previsione derogabile per i contratti abitativi post-1998, e alcune pronunce di merito lo hanno confermato. Detto questo, in mancanza di una pattuizione contraria esplicita nel contratto gli interessi restano dovuti: conviene verificare cosa dice il testo che stai firmando.
L’alternativa: la fideiussione.
Al posto del deposito si può concordare una garanzia bancaria o assicurativa, in cui l’istituto si fa garante delle obbligazioni contrattuali. Costa una percentuale annua, tipicamente nell’ordine di 150-200 euro, e va tenuto presente che molte banche vincolano comunque una somma equivalente sul conto — quindi il vantaggio di liquidità immediata è spesso solo apparente.
Il deposito non è una spesa: è un’immobilizzazione. Ti viene restituito alla fine della locazione, verificato il rispetto degli obblighi contrattuali e lo stato dell’immobile. Ma nel frattempo quei soldi non li hai, ed è la ragione per cui va messo a bilancio come tutto il resto.
Primo canone: una mensilità
Salvo diversi accordi, il canone si paga anticipato all’inizio del mese contrattuale, e va versato prima di ricevere le chiavi.
Spese contrattuali: bollo e imposta di registro
Dipendono dal regime fiscale scelto dal proprietario.
Con la tassazione ordinaria ci sono due voci: la marca da bollo, 16 euro ogni quattro facciate scritte o comunque ogni cento righe, per ciascuna copia del contratto; e l’imposta di registro, pari al 2% del canone annuo.
L’imposta di registro si divide al 50% tra proprietario e inquilino, salvo diverso accordo, e va versata ogni anno per tutta la durata del contratto — non solo alla registrazione. È un dettaglio che sfugge spesso, e che va messo in conto.
Con la cedolare secca non si paga nulla né di bollo né di registro. È il regime che il proprietario può scegliere per tassare il canone con un’aliquota fissa: ne abbiamo scritto nella guida sulla cedolare secca per gli affitti, e le regole ufficiali sono sul portale dell’Agenzia delle Entrate.
Nell’ipotesi più comune — contratto in tassazione ordinaria, canone intorno ai 600-700 euro — la spesa iniziale a carico dell’inquilino si aggira sul centinaio di euro.
Volture dei contatori: circa 200 euro
Entrando nell’immobile dovrai intestare a te le utenze: luce, gas, acqua. Il costo complessivo si aggira sui 200 euro, ma può essere inferiore se qualche utenza è condominiale o se si concorda di lasciarle intestate al proprietario.
Buona parte degli operatori spalma questo costo su più bollette anziché addebitarlo in un’unica soluzione, e alcuni riconoscono uno sconto con l’addebito diretto in conto. La procedura completa, con la differenza tra voltura e subentro, è nella nostra guida su volture, subentri e chiusure.
Provvigione dell’agenzia
Se l’immobile è proposto tramite agenzia, alla firma si paga la mediazione. Non esiste una tariffa fissa per legge: le percentuali variano da agenzia a agenzia e da città a città. Il riferimento più diffuso nelle locazioni residenziali è una percentuale sul canone annuo, spesso intorno al 10% più IVA, ma va sempre chiarito in anticipo e per iscritto.
Quello che conviene chiedere non è solo quanto, ma cosa comprende. Nel nostro caso, nella mediazione rientrano:
- stesura e registrazione del contratto
- volture dei contatori, che gestiamo noi contattando i fornitori
- redazione dell’inventario
- assistenza successiva: rinnovi annuali, calcolo degli interessi sul deposito, proroghe e subentri, gestione di eventuali problemi
Un’agenzia che si limita a farti vedere la casa e a farti firmare sta offrendo un servizio diverso, e vale la pena saperlo prima di confrontare le percentuali.
Il conto complessivo
Mettendo insieme le voci, ecco cosa serve avere disponibile alla firma:
| Voce | Importo indicativo | Ti torna indietro? |
| Deposito cauzionale | 2-3 mensilità (fino a 6 sul canone libero) | Sì, a fine locazione |
| Primo canone | 1 mensilità | No |
| Bollo e registro | ~100 € (nulla con cedolare secca) | No |
| Volture contatori | ~200 € | No |
| Provvigione agenzia | variabile, da concordare | No |
In totale, nei casi più comuni, tra le quattro e le cinque mensilità, di cui due o tre rientrano alla fine del contratto. Se il proprietario chiede un deposito più alto, il conto sale di conseguenza: è la prima cosa da chiarire quando si tratta il contratto.
Su un canone da 650 euro significa avere disponibili tra i 2.600 e i 3.250 euro il giorno della firma. È il numero che conviene avere in testa prima di iniziare a cercare, non dopo aver trovato la casa giusta.
Domande frequenti
Il deposito cauzionale può essere di più di tre mensilità?
Dipende dal contratto. L’articolo 11 della legge 392/1978 indica tre mensilità, ma per le locazioni abitative stipulate dopo la legge 431/1998 quella previsione è considerata derogabile: nel canone libero le parti possono concordare anche sei mensilità, ed è una prassi diffusa sugli immobili arredati. Nel canone concordato invece valgono i parametri degli accordi territoriali, che il tetto lo fissano.
Il deposito frutta interessi?
L’articolo 11 prevede interessi legali da corrispondere alla fine di ogni anno. Dopo l’abrogazione dell’articolo 79 la previsione è ritenuta derogabile per i contratti abitativi recenti, quindi conviene verificare cosa prevede il contratto: in assenza di pattuizione contraria, gli interessi restano dovuti.
Chi paga l’imposta di registro?
Si divide al 50% tra proprietario e inquilino, salvo diverso accordo, e va versata ogni anno per tutta la durata del contratto. Con la cedolare secca non è dovuta.
Quanto costa l’agenzia per un affitto?
Non esiste una tariffa stabilita per legge. Il riferimento più diffuso è una percentuale sul canone annuo, ma varia. Va chiarita prima e va confrontata guardando quali servizi comprende.
Posso evitare il deposito cauzionale?
Si può concordare una fideiussione bancaria o assicurativa in sostituzione. Ha un costo annuo e spesso la banca vincola comunque una somma sul conto, quindi il vantaggio va valutato caso per caso.
Quando si pagano queste spese?
Deposito, primo canone e provvigione alla firma del contratto. Bollo e registro entro trenta giorni dalla stipula, insieme alla registrazione. Le volture nei giorni successivi all’ingresso.
Sapere in anticipo quanto serve per entrare evita la situazione più frustrante che vediamo in agenzia: trovare la casa giusta e scoprire di non avere la liquidità per firmarla.
Se stai cercando casa a Ravenna, gli immobili in affitto disponibili sono aggiornati sul sito. Se invece hai una casa da affittare e vuoi capire come gestiamo selezione degli inquilini, contratto e adempimenti, trovi tutto nella pagina dedicata ad affittare casa a Ravenna.
